Restauro Lunetta – Pieve di Arezzo

Committente:
Club Rotary Arezzo Est
Tipo di appalto:
Pro Bono
Affidamento:
Progettazione e Direzione Lavori
Periodo di esecuzione:
2024- in corso
Importo dei lavori:
N/A
Ruolo di SB+:
Unica assegnataria
Vincolo:
42/04

Lieta di mettere le proprie capacità professionali a disposizione della Comunità per opere che valorizzano il tessuto artistico culturale della nostra città, SB+ ha aderito all’invito del Club Rotary Arezzo Est di progettare l’intervento di protezione e valorizzazione delle sculture collocate nell’intradosso e nella lunetta del portale maggiore della Chiesa di Santa Maria della Pieve, uno dei simboli di Arezzo.

Nella lunetta che sovrasta il portale è collocato lo straordinario complesso con il “Ciclo dei Mesi”, capolavoro della scultura medievale realizzato da maestranze di area padana tra la seconda metà degli anni Trenta e la prima metà degli anni Quaranta del Duecento.

Così Marco Botti descrive l’opera:

Per leggere in maniera ordinata il ciclo aretino, disposto su due lati e quattro registri, ciascuno contenente tre mesi, bisogna partire da destra.

“Gennaio” è rappresentato con un’antica divinità, Giano Bifronte. Mentre la sua faccia anziana guarda al passato, l’altra più giovane volge al futuro. Il personaggio è collocato in un ambiente domestico e si scalda davanti al focolare, sorseggiando un bicchiere di vino. Il cibo cuoce in un grande paiolo, al di sopra del quale sono appesi i salumi a stagionare. “Febbraio” raffigura la potatura. Un giovane, dopo aver tagliato un ramo, lo sta lavorando per realizzare un arnese da lavoro. A “Marzo” un uomo, identificabile come “Marcius Cornator”, iconografia dedicata a questo mese diffusasi dal XII secolo, soffia dentro il suo corno a ricordare i venti bizzosi di stagione.

Spostandoci sull’altro lato dell’imbotto, si riparte con “Aprile” e un giovane con la ghirlanda in testa e un rametto fiorito in mano, a simboleggiare l’arrivo della primavera. “Maggio” è invece un cavaliere con scudo: il giungere della bella stagione segna infatti anche la ripresa delle campagne militari. “Giugno” è raffigurato come un contadino intento a mietere il grano maturo con la falce.

Cambiando di nuovo registro, ma rimanendo sullo stesso lato, si ricomincia con “Luglio”, mese nel quale il grano viene battuto. Ad “Agosto” il bottaio, con un albero di fichi accanto, controlla grazie al mazzuolo che i recipienti abbiano i cerchi apposto, in previsione di “Settembre”, mese della vendemmia, rappresentato da un giovane che raccoglie l’uva.

Saltando di nuovo sul lato destro si conclude il ciclo con l’ultimo registro. “Ottobre” è raffigurato con il contadino che semina il grano, usando il mantello come sacca. A “Novembre” c’è la raccolta delle rape. A “Dicembre” si ammazza il maiale, del quale “non si butta via nulla”. La macellazione del suino era un vero e proprio rito che dava la possibilità di preparare anche i salumi per i mesi a seguire, che si ritroveranno appesi, come già detto, nella raffigurazione di Gennaio. La scena dell’allevatore, che con il coltello squarta il malcapitato animale, è una delle più iconiche dell’intero “Ciclo dei mesi”.

 

La scultura, oggi degradata, è stata analizzata dal restauratore Tommaso Sensini di Studio TRE che ha fornito importanti indicazioni per il progetto dell’intervento.

Si tratta infatti di opera in pietra scolpita policroma la quale deve essere difesa dall’ irraggiamento solare, che colpisce la facciata in forma diretta in qualsiasi periodo dell’anno, maggiormente nel periodo a cavallo del solstizio d’estate (dalle 13:00 alle 19:50) ed è dannoso alla policromia sia per azione del calore che per la componente UV della luce, da eventi atmosferici, dalla grandine in particolare in grado, soprattutto se associata a turbolenze di vento (come è successo nel 2018), di recare danno per urto, dai volatili, le cui nidificazioni e deiezioni aggrediscono chimicamente la materia e innescano processi di degrado.

La protezione è prevista con lastra di vetro stratificato Vision-Lite © a chiudere la parte esterna dell’imbotto ricalcando la forma della lunetta. La lastra è in grado di garantire sicurezza, controllo solare, antiriflesso e minimo impatto per l’osservatore. Asole protette consentono l’espulsione dell’aria ed evitano fenomeni di condensa. La lastra poggia sulla pietra dei capitelli ed è fissata in due punti dell’archivolto con staffe metalliche ad ancoraggio fisico. La difesa dai volatili, e altri animali, è ottenuta con scariche elettriche prodotte da conduttori a bassa tensione posati in maniera invisibile e fissati per appoggio e incollaggio reversibile.

L’illuminazione dell’opera è prevista con spot LED ad angolazione variabile e sagomatori di intensità e temperatura della luce adatta alla natura delle opere. Garantiscono un’illuminazione ottimale e valorizzano il modellato delle sculture esaltandone le preziose cromie residue.